Procacciatore d’affari, aprire partita iva o occasionale nel 2013?

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08 gen Procacciatore d’affari, aprire partita iva o occasionale nel 2013?

Il procacciatore d’affari, sia esso con partita iva o occasionale, è una figura atipica nel panorama dei lavori autonomi in Italia, con molte caratteristiche che rimandano all’attività dell’agente di commercio.

Procacciatore d’affari, quali le caratteristiche principali e quali le differenze con l’agente?

Il procacciatore d’affari, nella pratica, segnala potenziali affari e potenziali clienti alle aziende “mandanti” (anche se tale termine deve essere utilizzato con cautela, in quanto non esiste un mandato): è importante però che non vi sia alcuna esclusiva o obbligo di comunicare accettazione o rifiuto di affari. Quindi il procacciatore è in qualche modo “distaccato” dall’azienda (o meglio ancora dalle aziende) per le quali procaccia affari.

I compensi del procacciatore, come nel caso dell’agente, sono le cosiddette “provvigioni”, ovvero delle percentuali sui compensi percepiti dall’azienda grazie agli affari conclusi dal procacciatore. Questi compensi sono solitamente assoggettati (tranne nel caso di contribuenti minimi, come potete leggere qui) a ritenuta d’acconto del 23% sul 50% (tranne alcuni casi).

La differenza principale tra il procacciatore d’affari e l’agente è che il primo non agisce in base ad un mandato, con dettami precisi e con esclusiva su una determinata zona (quindi attraverso un contratto di mandato dell’azienda nei confronti dell’agente), ma solo attraverso una lettera d’incarico con cui il procacciatore stesso viene incaricato della promozione per la conclusione di affari per conto dell’azienda stessa: il procacciatore lavora quindi sulla potenzialità del raggiungimento di un vantaggio per l’azienda, l’agente su una base più reale e con maggiori limitazioni.

Altra differenza sostanziale con l’agente è sicuramente data dall’inquadramento da un punto di vista burocratico e fiscale, e dai requisiti richiesti per svolgere tale attività. Vediamo perchè.

Inquadramento del procacciatore d’affari: come aprire la partita iva e iscriversi in Camera di Commercio

Diversamente dall’agente di commercio la figura del procacciatore d’affari, vista anche la sua atipicità, non richiede che vi siano dei requisiti per svolgere la professione (ricordiamo che per svolgere l’attività di agente di commercio sono richiesti dei titoli di studio o esperienza in campo commerciale). Cosa serve quindi per iniziare l’attività ?

Innanzitutto tale attività va iscritta al Registro Imprese tenuto presso le Camere di Commercio competenti per provincia (a meno che l’attività sia occasionale, come vedremo più avanti). Potete vedere qui i costi ed i passaggi indicativi per l’avvio dell’attività di procacciatore d’affari (quindi apertura partita iva, iscrizione registro imprese…).

Bisogna sottolineare che la Camera di Commercio richiede solitamente la copia di una (o più) lettere di incarico di cui il procacciatore d’affari dovrebbe essere in possesso, in modo da verificare l’effettivo svolgimento di tale attività (non si deve trattare di un contratto di mandato, poichè come abbiamo già detto si rientrerebbe nel concetto di agente di commercio).

Come ormai i più sapranno per avviare un’attività di servizi è necessario utilizzare la Comunicazione Unica, che permette di aprire la partita iva, iscriversi al Registro Imprese, iscriversi all’INPS gestione commercianti, al SUAP

Procacciatore d’affari occasionale: è possibile non aprire partita iva?

Il procacciatore ha l’obbligo di regolarizzare la propria attività quando questa diventa “abituale e continuativa”, a prescindere dal volume d’affari che questo realizza: come al solito cerchiamo di sfatare il “falso mito” dei 5.000 euro come limite all’apertura di partita iva (e adempimenti connessi).

E’ possibile svolgere quindi l’attività di procacciatore d’affari in maniera occasionale? La risposta è si, non superando il famoso limite di 30 giorni di prestazione per committente e 5.000 euro annui di compenso (che va assoggettato a ritenuta d’acconto del 23% sul 50%): oltre tale limite sarà necessario regolarizzare la propria posizione.

Per richiedere una consulenza su procacciatori d’affari occasionali e abituali con partita iva, compilate il form a destra.

Dott.Rosario Emmi

 

Giovanni Emmi
emmi.rosario@gmail.com

Giovanni Emmi, Dottore Commercialista iscritto all'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Catania, è il titolare dello Studio Emmi. Collaborano con lo studio diverse figure professionali del settore contabile e della consulenza del lavoro, legale, tecnico, finanziario e creditizio.

6 Comments
  • william
    Posted at 12:40h, 25 novembre Rispondi

    BUONGIORNO.SONO ARRIVATO AL SUPERAMENTO DEI FAMOSI 5000’00 €
    DEVE APRIRE LA PARTITA IVA ? E A CHE SPESE VADO INCONTRO?
    WILLIAM

    • Giovanni Emmi
      Posted at 15:19h, 28 novembre Rispondi

      Non esiste un limite di 5.000 euro superato il quale bisogna aprire la partita iva, se l’attività è continuativa ed abituale bisogna regolarizzarsi.

  • Ignazio
    Posted at 18:52h, 03 dicembre Rispondi

    Buona sera , Signor Giovanni Emmi , letto la sua pagina internet ,Cortesemente se e possibile perche non lo capisco i 30 giorni di prestazione per committente e 5.000 euro annui di compenso (che va assoggettato a ritenuta d’acconto del 23% sul 50%): grazie in anticipo saluti.

    • Giovanni Emmi
      Posted at 15:17h, 08 dicembre Rispondi

      Buonasera, cosa non capisce? Non può superare 5.000 euro lordi per anno e 30 giorni di lavoro per ogni soggetto cui procaccia affari, mi sembra piuttosto semplice.

  • Claudio
    Posted at 17:18h, 05 febbraio Rispondi

    Salve Dott. Emmi, se io in un anno solare faccio concludere 4/5 affari al mio committente (quindi stimando una ventina di giorni di lavoro totali), emettendo altrettante ricevute per provvigioni per un totale lordo di circa 10mila euro, rientro sempre nel profilo occasionale?
    Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

    • Giovanni Emmi
      Posted at 10:18h, 11 febbraio Rispondi

      Buongiorno, diciamo che conta poco quello che penso io piuttosto quello che penserebbero dei verificatori. Da un punto di vista normativo direi che va bene.

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