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Aprire partita iva e prestazione occasionale come psicologo

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Pubblichiamo di seguito uno dei quesiti più interessanti della settimana posto da un nostro lettore, sull’avvio di un’attività come psicologo e sull’opportunità di emettere delle ricevute per prestazione occasionale.

Di seguito la domanda del nostro lettore:

Salve, Vorrei avere qualche informazione se possibile. Sono  abilitata alla professione di Psicologo ed ho …. anni (avevo una precedente laurea in Pedagogia). Oggi mi ha telefonato una persona chiedendomi un’incontro perché vorrebbe intraprendere un ciclo di colloqui di sostegno psicologico. Le ho dato appuntamento per la prossima settimana (dicendole che ero fuori città) in modo che intanto potessi prendere visione e documentarmi su ciò che bene che io faccia dal punto di vista fiscale. Vi chiedo: Dovrò aprire la partita iva subito o posso aprirla quando finisco l’intero trattamento?, se per es in totale delle sedute le chiederò circa €500,00 e poi non avrò nessun’altra paziente per tutto l’anno, quanto dovrò versare al fisco? Potrò fare un’unica fattura o sarò costretta a farne una per ogni singolo incontro? Potrò aprire la partita iva lunedì e chiuderla il giorno dopo o comunque se chiusa entro l’anno è la stessa cosa? Grazie tante per la risposta.

La risposta al quesito del dott.Giovanni Emmi:

Gentile Dott.,

L’apertura della partita iva presuppone lo svolgimento della attività in maniera professionale ed abituale. La semplice iscrizione all’albo degli psicologi La obbliga ad aprire partita iva. Non Le consiglio di aprire e chiudere la partita iva come da Lei prospettato nel caso specifico. Eventualmente può emettere una ricevuta per prestazione occasionale per il singolo trattamento per evitare di aprire e chiudere partita iva, con coscienza della situazione non perfettamente regolare a termini di legge tributaria (comunque non evaderebbe imposte in quanto dovrebbe dichiarare la prestazione occasionale nel modello unico). Per il futuro Le consiglio di scegliere se desidera o meno esercitare la professione di psicologo, in questo caso dovrà aprire partita iva ed iscriversi all’Enpap per il versamento dei contributi. Cordiali saluti.
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This Post Has 4 Comments

  1. Frannie scrive:

    Mi scusi, ma dove l’ha letto che poichè iscritta all’Albo ella debba necessariamente aprire una piva? Sa quante centinaia di Psicologi iscritti all’Albo non lavorano e quindi non hanno una piva? Questa obbligatorietà ma dove sta scritta???

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  2. Frannie scrive:

    E’ male informato… http://www.enpap.it/?page_id=424

    l’iscrizione all’Albo non implica necessariamente aprire la P. IVA.
    La P.I indica una posizione aperta con il fisco dello Stato, cioè un lavoro autonomo in corso e l’obbligo di pagare le tasse sugli incassi. Aprire una posizione IVA implica iscriversi, e pagare la quota annuale di pertinenza, anche all’ENPAP (l’ente specifico degli psicologi preposto a raccogliere i contributi e poi pagare indennità di malattia, maternità e pensione agli iscritti – è come l’INPS x altri tipi di lavoratori).
    L’Ordine professionale ha a che fare con la formazione professionale e con la POSSIBILITA’ e non la CERTEZZA di esercitare la professione – si occupa di controllare la preparazione degli iscritti a svolgere bene la propria attività (nella Commissione dell’EdS c’è un rappresentante dell’Ordine) e, in seguito, di controllare che l’operato dello psicologo sia deontologicamente corretto.
    S’informi prima di dare suggerimenti sbagliati.
    Cordialità.

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    • Giovanni Emmi scrive:

      Gentile sig.Frannie, la risposta si riferisce al caso concreto: lo svolgimento dell’attività in maniera abituale e continuativa (nel caso descritto la persona deve eseguire una prestazione) comporta l’apertura di partita iva (il caso descritto si riferisce appunto ad un’attività svolta, ha letto la domanda o solo la risposta?). Se un soggetto è iscritto ad albo professionale e svolge l’attività relativa all’albo cui è iscritto deve aprire una posizione iva, non può operare in maniera occasionale (mi sembrerebbe piuttosto senza senso).
      Lei è un dottore commercialista o uno psicologo? Nel primo caso le chiederei di citarmi le fonti per cui ci troviamo in errore, e possiamo sicuramente disquisirne. Nel secondo caso, ma forse è una questione di carattere, presumo abbia rudimenti in materia fiscale e burocratica (sicuramente non andrei a dire al mio psicologo che un suo paziente non soffre di ansia, visto che non ho assolutamente idea di cosa voglia dire).
      Le consiglio di rileggere meglio domanda e risposta, nel giusto contesto, prima di trarre giudizi affrettati, io stesso sono stato iscritto all’albo dottori commercialisti senza aprire partita iva, ma una volta iniziate le mie prestazioni da professionista ho dovuto regolarizzare la posizione ed iscrivermi alla Cassa, visto che ho iniziato a percepire un compenso.
      Cordialità

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      • Giovanni Emmi scrive:

        A tal proposito la invito a visionare l’art.61 comma 3 del d.lgs. 276/2003 (può visionarlo qui http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/ADF61963-C03C-4FDE-B8DD-1F5906942112/0/20030910_DLGS_276.pdf) che testualmente recita, con riferimento alle prestazioni occasionali:

        “Sono escluse dal campo di applicazione del presente capo le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali e’ necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, nonche’ i rapporti e le attivita’ di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e societa’ sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I., come individuate e disciplinate dall’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289. Sono altresi’ esclusi dal campo di applicazione del presente capo i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle societa’ e i partecipanti a collegi e commissioni, nonche’ coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.”

        Ciò significa che i soggetti iscritti ad albi professionali non possono emettere delle ricevute per prestazione occasionale nell’esercizio della loro professione (sarebbe una chiara contraddizione in termini).
        C’è da dire che la cultura tutta italiana dell’interpretazione non tiene conto di tale normativa, e per “consuetudine” si usa da parte di tali soggetti emettere comunque tali ricevute e non regolarizzare la propria posizione.
        Quindi confermo che nel caso indicato nell’articolo il soggetto avrebbe dovuto aprire una posizione iva per operare (e conseguentemente iscriversi alla cassa previdenziale di competenza).
        Mi piacerebbe conoscere la sua opinione in merito ed eventuali obiezioni alla norma citata.
        Cordiali saluti.

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